Camminavano a passi celeri, come se davvero fossimo aspettati.

Entrando nel portone di casa mia ci guardammo in volto; nessuno era là a dirci con lo sguardo la nostra sorte. La portinaia attendeva alle sue faccende in un'altra stanza, e s'affacciò appena appena a guardarci.

Mi pareva che doveva essere informata di tutto; invece, disgraziata! non sapeva nulla.

E vidi uscire dal buco profondo, in cui si erano celati, i cento avversari crudeli ed impotenti d'ogni umana felicità, terrori, sospetti, minaccie di disgrazie orribili...

Mi diedi a correre, salii le scale a precipizio... Ad un tratto mi arrestai, mi volsi ansante, mi buttai nelle braccia di mio suocero.

Avevo udito il grido, che è una nota di paradiso; la vocetta, che è una musica; il pianto, che è una carezza!

LE TRE NUTRICI

I.

In quell'occasione solenne mio suocero perdette assolutamente la misura; appena ebbe udito il grido del neonato, mi afferrò per un braccio, mi guardò con due occhi spiritati, poi si avviò di corsa tirandosi me dietro, come se fossi un padre ribelle, e non volessi saperne di riconoscere la mia prole.

Venni così, impreparato alla gioia, fin sul limitare del nostro nuovo amore; colà mio suocero mi voleva indurre a starlo ad aspettare un momentino di fuori, mentre egli, forte della sua esperienza di nonno, andrebbe ad accertare il sesso; ma si era fatto un po' di rumore, ci avevano uditi di dentro, l'uscio si aprì, e il medico, affacciandosi nel vano, ci disse sottovoce: