Sentivo bene che il povero nonno doveva esser mortificato, ma non vedevo nulla in quel momento, fuorchè gli occhietti della mia creatura.

Una risata mi tolse alla contemplazione; non mi mossi neppure; era il nonno che si vendicava. Rise anche il medico, e rise Evangelina, e perfino la signora Geltrude; allora alzai gli occhi.

— Guardati nello specchio — suggerì mio suocero.

Avevo accanto la specchiera di mia moglie, e mi bastò volgere il capo per sentire anch'io la tentazione di corbellarmi. Non avrei mai creduto che vi potesse essere più d'una maniera di portare in braccio la propria prole primogenita, nè sopratutto che ve ne fosse una tanto più burlesca d'ogni altra. Questa appunto avevo scelta. Non ve la starò a descrivere, perchè è indescrivibile come tutte le cose sublimi.

Non importa: mio figlio mi guardava e mi sorrideva — giuro che mi sorrideva — ed io era il babbo più felice di tutto quanto lo stato civile. Per non commettere anch'io lo sproposito di far piangere il mio sangue con un bacio, e per non rinunciare ai miei diritti, ero tentato di mozzarmi i baffi in presenza di tutti o di farmeli mozzare da mio suocero; trovai di meglio, qualche cosa che, se non era un bacio vero e proprio, gli somigliava molto. Con infinite precauzioni mi riuscì d'accostare alla faccetta di Augusto tutte le parti presso a poco liscie del mio viso.

Ossia che il tepore gli ricordasse le sensazioni più dolci della sua vita passata, ossia che il mio naso gli rivelasse le prime dolcezze che lo aspettavano nella vita estrauterina, ad ogni modo sta in fatto, come diciamo noi avvocati, che mio figlio trovò quell'amplesso paterno di suo genio. E sfido la parte avversaria a provare il contrario.

La parte avversaria quel giorno era mio suocero, il quale, perchè Augusto non solo si godeva il tepore, ma mi aveva afferrato il naso coi labbruzzi e dondolava la testina, ansimando forte, pretendeva che quelle dimostrazioni erano dirette a tutt'altri che al padre vanaglorioso.

Io lasciava dire.

— Ti piglia per la sua balia — insistè mio suocero — ed è da compatire perchè non ha la pratica. La mia Evangelina appena nata faceva così.

Guardai la mia pallida compagna, che sorrideva nel suo letto, poi il naso di mio suocero, e crollai risolutamente il capo dicendo: