— Non può essere.

Li feci ridere tutti. Perfino la signora Geltrude, la quale andava e veniva in punta di piedi facendo tante cosuccie, prima si arrestò per ridere, poi venne a prendermi di mano la mia creatura con tutto il sussiego di collaboratrice.

— Signora no — le dissi, sfoderando per la prima volta i diritti paterni — mi piace tenermelo ancora un poco, e me lo tengo. Loro ridano se hanno voglia.

Allora quell'eccellente donna andò a prendere in un canto un bicchiere d'acqua tiepida bene inzuccherata, mi accennò di mettermi a sedere dinanzi a un deschetto, vi pose il bicchiere e nel bicchiere immerse una specie di fantoccino di tela che mi cacciò in mano addirittura, dicendo:

— Glielo dia da succhiare.

La stavo a guardare sbalordito della sua disinvoltura; quand'ebbi compreso di che si trattava, mi posi a sedere, accomodai malamente mio figlio sul braccio mancino, e con la mano libera cominciai il mio uffizio di nutrice.

Il pasto di Augusto fu lungo; ogni volta che dovevo immergere il poppatoio nell'acqua inzuccherata, mandavo in giro un'occhiata ammirativa, come per dire: «Che appetito!». E ad uno ad uno, ripetevano tutti: «Che appetito!... e che balia!».

Mio suocero si venne a mettere dietro la mia sedia, appoggiò tranquillamente i gomiti alla spalliera, e stette un pezzo senza parlare; si accontentava di fare a mio figlio dei cenni, delle smorfie e certi suoi sorrisi sgangherati; finalmente, quando Augusto mostrò d'averne abbastanza, gli disse:

— Lo sai, furfantello, che tu succhi da maestro? Chi ti ha insegnato a succhiare così? Non è stata la mamma di sicuro... dunque chi è stato? Non ci vorrai far credere che senza un corso regolare di studi, un uomo mortale, fosse anche un talentone come te, possa venire al mondo per isbalordire suo nonno con la propria dottrina. Dunque chi ti ha insegnato a succhiare così? Ho capito, ho capito... non mi stare a dir altro; è un segreto.

Mio figlio approfittò della licenza, chiuse gli occhietti, piegò la testina per sentire il caldo del mio petto, e si addormentò. Allora, da uomo sicuro del fatto mio, annunziai al nonno incredulo che Augusto era tornato con gli angeli, e lo andai a riporre con infinite precauzioni accanto alla mamma sorridente.