II.

L'uffizio di prima balia di mio figlio durò tre giorni interi, ed io lo tenni scrupolosamente per me fino all'ultima ora, contrastandolo a mio suocero, che ne voleva la sua parte.

Il terzo giorno, all'ora della prima colazione, quando con l'orologio in mano mi feci al capezzale del letto per annunziare a mio figlio che si dava in tavola, che vidi mai?... Vidi commosso, ed allargai le braccia in cui si gettò mio suocero delirante, vidi il nostro angioletto attaccato al seno di sua madre, la quale guardava ora noi ora lui sorridendo. Si stette un pezzo in contemplazione dinanzi a quello spettacolo amoroso, senza timore di dar noia al poppante, che appena appena s'era degnato di alzare il capo per chiedere scusa della licenza alla prima balia.

Estatico dinanzi a quel quadro, quasi non mi avvidi che mio suocero usciva dalle mie braccia come vi era entrato. Egli andò a prendere il deschetto e lo cacciò in un canto, pose il bicchiere dell'acqua inzuccherata sul canterano, ed in tutte le movenze svelte e gioconde mi faceva intendere: «Questi arnesi in avvenire non saranno buoni a nulla, ed io ne sono proprio contento».

Pover'uomo! era geloso; da un pezzo io me ne era accorto. Non gli sembrava vero che mio figlio, il sangue della sua figliuola, dovesse appartenere più a me che a lui. Io mi sentiva pieno d'indulgenza, ma egli ne abusava. E quando, perchè me le faceva più grosse, lo scongiuravo scherzando d'aver riguardo al mio stato di puerperio, egli alzava le mani al soffitto con un atto buffo che non mi faceva ridere, perchè quasi quasi aveva l'aria di esprimere la convinzione che non ci entrassi per nulla e che mio figlio si fosse fatto da sè.

Trovai ben io il mezzo di fargli smettere lo scherzo feroce; finsi di pigliar sul serio quanto diceva per isvilire la mia paternità, anzi andai oltre esagerando e conchiusi:

— Noi diventiamo genitori a buon mercato; i figliuoli nostri ci appartengono appena per quel tanto che ne cedono a noi le loro madri; mio figlio, ne convengo, è più di Evangelina che mio, come Evangelina è più di sua madre buonanima che tua.

Allora mio suocero volle distinguere, tale e quale come un avvocato, per provarmi che le figlie sono un'altra cosa.

— Che cosa sono? — insistei.

— Sono un altro paio di maniche — balbettò; ma non seppe dir altro.