E il povero nonno, che si era finalmente accorto della presenza d'Evangelina, balzò in piedi di botto dando un calcio alla valigia per portare una carezza ad Augusto.

Si era trasformato in volto; aveva spianato le rughe della fronte e faceva gli occhi dolci. Dove l'aveva trovato quel sorriso bonario? Chi gliela aveva data quella serenità gioconda? Mio figlio.

Quando ebbe prodigato le carezze ed i nomignoli ad Augusto senza farlo uscire dalla sua olimpica indifferenza, tornò ai preparativi del viaggio.

— Vieni qua — diceva, mettendosi in modo da non perdere d'occhio il bimbo e parlando ora alla valigia, ora a suo nipote — vieni qua, birbona; mi hai fatto disperare abbastanza. Sentiamo che cosa ti dà noia? Sono queste ciabatte della malora?... Caro!... gli vuoi bene al nonno? Sì?... To' un bacio... E tu smettila, ne ho abbastanza, altrimenti ti pianto e me ne vado senza di te a Monza. È questo che tu vuoi, cenciosa maledetta?... Ah! ora vorresti chiuderti, mi pare; ti lascerai chiudere?

Così dicendo cadeva in ginocchio per la ventunesima volta; si aspettava che la valigia facesse ancora la ribelle, ma invece si lasciò chiudere, ed egli, che non era preparato alla nuova arrendevolezza, mi parve per verità più dispettoso che consolato.

— Il nonno se ne va! — disse poi rialzandosi e portando un sospiro ed altre carezze al bimbo; — lo sai che se ne va il nonno?

I malumori di mio suocero non erano finiti; già era venerdì e bisognava aspettarselo, lo diceva lui.

Basti dire che quando la valigia si fu lasciata chiudere, mio suocero si avvide con un orrore novissimo in lui (era il disordine in persona), che stava per mettersi in viaggio senza la cravatta. Si andò in giro per tutta la stanza a cercare l'indumento birbone, che si era cacciato chi sa dove, e naturalmente (quest'avverbio è di mio suocero) e naturalmente non si trovò nulla.

In quanti luoghi impossibili può un uomo di giudizio cercare una cravatta che si nasconde! Io non me ne sarei fatta un'idea mai, se non avessi visto quel brav'uomo sollevare il coperchio della zuccheriera, con la speranza che un prestigiatore invisibile avesse voluto fargli la burletta.

All'ultimo Evangelina ebbe un'idea piena di luce.