Ma sì, Evangelina non mi dava retta, e nostro figlio, ostinandosi nella sua idea, appoggiava la testina al seno della madre addolorata, e agitava il corpicino in una maniera propriamente bisbetica.
— È una cattiveria — insistevo — ha mangiato come un lupo, non può aver appetito... è un piccolo ostinato... ecco...
Ero quasi indispettito sul serio; Evangelina, per alleviare a nostro figlio il rigore paterno, lo baciò e ribaciò con frenesia; ma egli saldo nella sua idea e tenace nel proposito di farla trionfare piangendo...
Quella giornata passò alla meglio; e passò pure la notte; e qual notte!
Il domani bisognò decidere; il latte non tornava, la mia Evangelina ne era non so se più sgomenta o vergognosa.
— Crederà che faccia a posta — diceva coprendo di baci il piccolo insoddisfatto; e guardando me con occhi sbigottiti, mormorava: — Non sono buona a fare la mamma... non sono buona a nulla!
Le consolazioni di parole erano vane, finchè Augusto non istava zitto; aveva torto, perchè il latte che gli offrivo io era tale e quale come quello della mamma, per confessione della stessa Evangelina, anzi più dolce, più saporito; ed io nel porgerlo mettevo un garbo singolarissimo; aveva torto, ma provatevi a mettere la ragione in un cervellino di poche settimane; il meno che si rischi è di perdere la propria, e me ne avvedevo io, ma in tempo, quando per poco non mi pigliava il dispetto.
Bisognò decidere: l'allattamento artificiale non andava a genio ad Augusto, e nemmeno di noi due, dunque...
— Proviamo un giorno ancora — disse Evangelina — chi sa che il latte non mi ritorni...
— Proviamo...