Ed io me ne andai a casa a raccomandare a mia moglie ed a mio figlio che stessero allegri, perchè avevamo una sposa di Musocco, fresca, giovine e bella.

Si chiamava Marianna; era piccina, bianca, carnosa, e quando entrò in casa mia seguita dal suo uomo, mi parve che entrasse il buon umore.

Anch'essa cominciò con le parole sacramentali: «sono la balia!» — ma le accompagnò con una risatina gioconda; poi, come ravvedendosi, aggiunse: «Se mi vogliono...» — e rise ancora.

Ci bastò un'occhiata a quella donnina ed una di intelligenza fra di noi, per decidere fermamente tutti e due, Evangelina ed io, che Marianna allatterebbe nostro figlio.

Facemmo alcune domande ora alla sposa, ora all'uomo; ma rispondeva sempre la sposa; l'uomo, quando era interpellato direttamente, pigliava un'aria curiosissima; lo vedevamo dibattersi un momento con un avversario invisibile, finchè Marianna non lo toglieva d'impiccio rispondendo lei e ridendo.

Rideva di tutto quella balietta vezzosa; la sua boccuccia pareva fatta unicamente per ridere e per lasciar vedere i denti piccolissimi ed immacolati; perfino quando le chiesi se da Milano a Musocco si poteva andare a piedi senza faticar troppo, essa mi rispose che erano quattro passi; e rise.

Un quarto d'ora dopo eravamo d'accordo in tutto, e Marianna dava ad assaggiare il proprio latte ad Augusto, il quale non trovò nulla a ridire.

Fu convenuto che la sposa resterebbe con noi un paio di giorni, l'uomo se ne andrebbe a Musocco, e tornerebbe poi con la carriola a prendersi la moglie e il poppante.

— Va bene? — chiesi al marito.

— Va benissimo — rispose Marianna; e rivolgendosi al suo uomo gli ordinò d'andarsene e di tornare due giorni dopo con la carriola; e tutto ciò ridendo.