Marianna sprigionò la sua risatina d'argento, disse: «Con permesso», e venne dietro al suo uomo.
Rimasti soli, mia moglie ed io sentimmo il bisogno di abbracciarci; doveva essere l'istinto della imitazione, perchè in quel momento Giuseppe e Marianna facevano altrettanto in anticamera.
— Il mio Giuseppe — ci disse la balia rientrando — è un po' timido, se ne saranno accorti anche loro, è un buon figliuolo.
Non rideva.
— Adesso è andato! — soggiunse; e anche questa volta non rise.
Quando mia moglie le disse: «Si vede che vi vuol bene...», Marianna ritrovò tutto il suo buon umore.
— Altro che! — rispose, e ricominciò i trilli ed il gorgheggio.
Marianna fu subito di casa; i nostri mobili non le mettevano soggezione, noi neppure; si pigliò Augusto in braccio e lo portò di qua e di là tutto il giorno, dando una mano a tante cosuccie.
La mia povera Evangelina non la lasciava un momento; aveva sempre un pretesto per venirle dietro, e se anche le mancavano i pretesti, le era dietro ugualmente come un automa; ogni tanto metteva la faccia amorosa sotto il visino di Augusto; e se il piccino allungava la mano mostrando di voler andare con la mamma, che festa!
Ma bisognava avvezzarlo a star con Marianna, perchè più tardi non avesse a patirne troppo!