«Più tardi! — pensavo — doman l'altro! povero cuor di madre!».

Augusto era bonino e Marianna gentile; si piacquero, si vollero bene; anche senza gli stimoli dell'appetito, era chiaro che nostro figlio stava volentieri con la sua balia.

— Spero che si avvezzerà! — diceva Evangelina.

— Lo spero anch'io — dicevo, e ne ero sicuro.

IX.

Quei due giorni volarono.

Fra una risata e l'altra, Marianna ci descrisse il suo paese, ci menò attraverso il labirinto del suo parentado complicato, enumerò i vicini e le vicine, ed i frequentatori assidui della stalla. Entrata nella stalla, non ne uscì per un pezzo: fece una descrizione così amorosa dell'unica giovenca bianca e del cavallo balzano, che fu per me come se conoscessi da un pezzo le due ottime bestie; c'informò per filo e per segno della canapa che vi si filava, dei discorsi che vi si facevano, dei matrimoni che vi si erano combinati e degli amori che vi nascevano ogni anno.

Cianciava volentieri e bene Marianna, e quando parlava della sua stalla, credevate proprio di vederla, tutta coperta di stoppia, con l'unico finestrino chiuso da un'intelaiatura di carta da gazzette; vedevate le connocchie canute e tremanti come vecchierelle, i fusi giranti fra le gambe degli innamorati, le occhiate lucenti nell'ombra; e udivate ogni tanto, in mezzo alle risate e alle maldicenze, la nota lamentosa della giovenca. Io poi vi aggiungeva mentalmente un'altra nota, quella della mia creatura, perchè sapevo bene che il povero Augusto avrebbe passato in quella stalla il rimanente del suo primo inverno.

La mattina del giorno in cui Giuseppe doveva arrivare con la carriola per pigliar la sposa e il bimbo, io notai che Evangelina si affaccendava di qua e di là, per le stanze, camminando più ritta del solito, e movendosi a scatti; adunava fasce e camicini, camicini e fasce, e poi cuffiotti e pannilani; ma annodava a volte il fardello senza aver finito di riporvi la roba, poi lo snodava senza aggiungervi nulla. Avrei fatto così anch'io.

Potendo stare in ozio, mi ero preso Augusto in braccio, e gli facevo sottovoce le mie raccomandazioni.