Io mi sentiva il cuore stretto, presi nella mia la mano di Evangelina e dissi precipitosamente:
— Andate... adesso... subito... verremo presto a vedere come sta...
La balia comprese, si tirò dietro per la falda della giacchetta il suo uomo, e infilò le scale.
Allora Evangelina non si potè trattenere, mi si rovesciò addosso e mi bagnò il viso di lagrime... poi staccandosi improvvisamente venne sul pianerottolo... voleva rivedere suo figlio ancora una volta.
Ma la balia era in fondo alle scale.
— Vuoi che la richiami? — dissi con voce tremante.
— Sì... cioè no, è meglio che non lo veda, non saprei più separarmi... è meglio che anche lui, poverino, non mi veda piangere... forse gli farebbe male.
Le lasciai quest'illusione, e non le dissi un mio pensiero cattivo: «Augusto non ci voleva bene, poichè ci abbandonava senza angoscia, come se andasse a una festa».
Ci facemmo alla finestra per vederlo passare «Eccolo là in braccio di Marianna!». La buona donnina lo sollevava sulle braccia, gli diceva probabilmente di guardare alla finestra del quarto piano, dove era la mamma, ma egli non le badava neppure.
Vedemmo la faccetta rosea, poi la vesticciuola bianca, poi ancora l'ultimo lembo del nastro azzurro sotto il portico... poi più nulla, fuorchè gli occhi curiosi dei vicini di casa alle finestre dirimpetto.