Si consolò infatti, e rise.

Pur troppo bisognò separarci, lasciare di nuovo nostro figlio. Ma eravamo più tranquilli, più rassegnati; solo ci afflisse segretamente il vedere che Augusto, svegliatosi per ricevere le nostre ultime carezze, si mostrò di malumore, e non ci restituì i baci e i sorrisi.

— Addio! — disse un'ultima volta Evangelina dallo sportello del vagone.

— Addio! — ripetei sommessamente, salutando da lontano mio figlio, che si perdeva nell'orizzonte come un punto bianco.

Poi vidi una forma umana che si allontanava nella strada maestra, Marianna; non discernevo più Augusto.

Il viaggio era breve e parve lungo, perchè non fu detta una parola.

— Che hai? che pensi? — chiesi ad Evangelina nel salire le scale di casa.

— Ho come una spina nel cuore — mi rispose mestamente — penso che nostro figlio non ci ama più.

— Non dir così — le mormorai all'orecchio, stringendomela al seno sul pianerottolo, di' piuttosto che non ci ama ancora.

Era una consolazione anche questa.