— Che cosa farà oggi stesso? — mi chiese poi alludendo a Venanzio Solera.
— Ti comprerà un calendario, perchè sa che ne hai piacere... un bel calendario da appendere sopra il caminetto. È un lusso che ci possiamo permettere.
Evangelina approvò la spesa, osservando giudiziosamente che un bel calendario si doveva poterlo comprare con ribasso, essendo già passato tutto gennaio e più di mezzo febbraio.
***
Bisognava informare della nostra fortuna anche mio suocero, perchè trovasse requie e non perdesse il suo tempo correndo dietro ai clienti dei suoi figli; bisognava descrivergli la bellezza di Musocco, il latte della balia, l'appetito di Augusto, la rassegnazione d'Evangelina, e tutto ciò fu fatto in quattro pagine fitte, in principio da me, poi da mia moglie.
Rileggendo la lettera prima di mandarla, Evangelina si avvide che aveva dimenticato di parlare del balio; il povero Giuseppe, facendosi piccino piccino, trovò posto nei margini; dopo di che, chiuso il foglio nella busta, uscimmo per andarlo a gettare insieme in una buca.
Al momento di appiccicare sulla lettera il francobollo, guardai mia moglie, che mi guardava sorridendo. Il suo sorriso, espresso a voce alta ed intelligibile, significava che quello era un francobollo speso bene, ed io, che era della medesima opinione, mentre cacciavo la lettera nella buca ripetei:
— Ecco un francobollo bene speso!
Invece no, quello era un francobollo sprecato, tanto è fallace la contentezza umana!
Tornati a casa, mezz'ora dopo, chi trovammo a braccia aperte, ingombrando il vano dell'uscio e gridando con voce stentorea che per entrare in casa ci bisognava passare sul suo corpo?