— Ce n'era uno, ma non si ricorda di nulla. Che importa? ti dico che tu lo fai giurare, e che se giura...

— Se dài retta a me — interruppi solennemente — accomodi le cose alla buona, non litighi e non ti guasti con Giovanni Resta, di cui puoi aver bisogno.

— Dunque credi che mi darebbero torto?

— Ne ho paura.

— Non importa; ho detto a Giovanni Resta che lo volevo trascinare in tribunale, e lo trascineremo.

Io scrollava il capo così risolutamente, che mio suocero, sbalordito, s'interruppe lasciando cadere le braccia lungo i fianchi.

— Hai sbagliato carriera — mi disse beffandomi senza amarezza — dovevi farti prete. Evangelina sarebbe venuta a confessarsi da te, avresti conciliato tutti i litigi terreni al cospetto del tribunale celeste; la tua eloquenza, perchè io sono sicuro che ne hai una, sebbene non sappi che farne, ti avrebbe servito a far la predica.

L'idea di vedermi prete e di confessare la mia Evangelina mi metteva di buon umore; mio suocero tirava innanzi a ferirmi con le sue ironie, ma era come se mi facesse il solletico.

— Non c'è da ridere — mi disse ad un tratto — bada che rifiuti il tuo primo cliente... bada che...

— Ma dunque non sai? — proruppi. — È vero, tu non puoi sapere... te l'abbiamo scritto poc'anzi, e siccome la lettera è impostata, mi pareva quasi che tu dovessi sapere...