Ascoltavamo in silenzio, tra contenti e mortificati di dover apprendere tutto il valore della nostra creatura da un'estranea; poi Evangelina si chinava a baciucchiare il piccolo tesoro, ed io, che non mi potevo permettere altrettanto a causa dei baffi, invece di dichiararmi lieto di apprendere che mio figlio era pieno di malizia, balbettavo che lo sapevamo.
Allora la balia mi faceva vedere i denti immacolati, e approfittando di un momento in cui la faccia rosea di Augusto era scoperta, gli scoccava con disinvoltura un bacio rumoroso che il piccino si pigliava senza mormorare.
Se avessimo fatto noi altrettanto, Dio sa che strilli!
— Mi conosce, da me lascia fare — diceva Marianna — non c'è pericolo che voglia andare con altri... la notte, quando ha freddo, si fa sentire: allora me lo piglio in letto, ed egli sa dove mettere la faccetta per sentire il calduccio.
Tutte queste notizie ci davano una consolazione strana, che ci faceva molto felici e un po' desolati. Avevamo pure raccomandato cento volte alla balia che di notte non si pigliasse in letto nostro figlio; ma non volevamo nemmeno che egli piangesse nella culla o che patisse il freddo.
— Dio buono! — mormorava Evangelina — e se lo soffocasse?
— Soffocarlo! — esclamava la balia — dillo un po' tu se ti faccio male?...
E siccome Augusto non diceva nulla, ella spiegava minutamente alla mammina mal pratica l'arte sua amorosa di tener in letto il bimbo senza alcun pericolo, ed era così felice e così allegra nella sua dimostrazione, che Evangelina doveva finire col dichiararsi interamente soddisfatta.
E non era vero, povera Evangelina, che tu fossi interamente soddisfatta.
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