Ahi! vanità dei propositi umani! e quanto è mai fallace la medicina delle nostre passioni!
Il cestello, che doveva farci dimenticare la lampada, ce la ricordava invece ad ogni momento.
«Vi pare che io qui stia bene, e non avete torto: ma al mio posto starà meglio la lampada; io poi starò benissimo nel vano della finestra, fra le cortine bianche di bucato!».
Così parlava il cestello, ora grazioso, ora beffardo, ora brutale, sempre con insistenza muta.
Per farla corta, dopo una settimana di quell'ossessione, una mattina mia moglie ed io uscimmo di casa come cacciati dal nostro destino, andammo di buon passo al più prossimo bazar, entrammo senza titubanza, e dopo una scelta penosissima, ce ne tornammo a casa seguìti da un facchino che portava la nostra lampada.
Entrando nel salotto, il cestello per la prima volta mi fece pietà, ma non lo dissi; fu Evangelina a esclamare allegramente guardandolo: «Oh! miseria! e dire che ci pareva una bella cosa!»
Due ore dopo ci tenevamo per mano sul limitare dell'uscio per giudicare dell'effetto che faceva il nostro salotto guardato in distanza, con la meravigliosa lampada nel mezzo e il cestello nel vano della finestra.
Era uno spettacolo magnifico; noi, fatti accorti dall'esperienza e frenando il nostro entusiasmo, ci accontentavamo di dire che la casa dell'avvocato Placidi «cominciava a pigliare un certo aspetto...».
***
Ancora Augusto non aveva visitato la casa paterna; prima il freddo invernale, poi le pioggie di primavera, e il tempo incostante avevano consigliato la prudenza; ma ora splendeva il magnifico sole di luglio, le giornate erano lunghe, egli poteva venire senza pericolo la mattina e andarsene la sera.