La desolazione era di troppo; me ne pentii subito, ma era tardi.

Evangelina non mi rispose, cominciava a farmi il broncio. Per un po' tirai innanzi tranquillamente poi non seppi reggere:

— Ahi! — dissi.

Speravo che mi domandasse almeno se m'ero fatto male col rasoio; non fiatò neppure; toccò a me soggiungere con un po' d'ironia:

— Consolati, è stato uno sbaglio, non mi sono fatto nulla.

Ella si rizzò da sedere di scatto, ed io, vinto alla mia volta dal mio piccolo demonio, era disposto a lasciarla uscire dalla camera, senza correrle dietro per impedirle di piangere, quando un rumore di passi mi ferì l'orecchio e curvandomi istintivamente a guardare attraverso i vetri, vidi lui, proprio lui, che attraversava il cortile in braccio della balia, la quale cercava inutilmente di farlo guardare alla finestra del babbo.

— Evangelina! — dissi voltandomi; ed essa, che aveva indovinata al pari di me, fu pronta a ricevere la carezza del babbo felice.

— Perdonami — mormorò con un bacio... — stavo diventando cattiva.

— Lo stavo diventando anch'io — risposi in fretta... — ora è passato, andiamogli incontro.

Evangelina non mi ascoltava più; aveva aperto la porta di casa ed era già sulle scale per essere la prima ad impadronirsi di suo figlio.