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Quel giorno fu festa in casa dell'avvocato Placidi.
Io aveva lasciato un bel po' che Evangelina si tenesse Augusto in braccio a mormorargli fra baci, che non finivano mai, certe paroline senza senso, a ripetergli mille volte con voce di carezza una domanda melanconica e dolce: «Non la conosci ancora la mamma?» Sì, da uomo che sa aspettare, io aveva lasciato che ella facesse i suoi comodi; doveva venire la mia volta e mi accontentavo di sorridere ad Augusto da lontano, andando dietro a mia moglie per la camera, appoggiandomi alla spalliera della sua seggiola.
E poi la balia si credeva forse in dovere di non staccarsi dal piccino, e sebbene non osasse mettersi a sedere sulle nuove seggiole imbottite che le davano soggezione, era sempre lì, non se ne andava. M'indispettivo pensando come non le venisse voglia di girellare un po' per Milano, di andare a vedere la galleria, o il duomo, e non sapevo come mandarla via senza offenderla.
Fortunatamente ci pensava anche mia moglie.
— Marianna — le disse a un tratto con molto garbo — va in cucina e di' alla fantesca che ti faccia scaldare un po' di brodo; mangerai pure una zuppa?
Marianna non disse di no, raccomandò a mio figlio di aspettarla senza piangere e sparve.
E io le venni dietro tranquillamente e le chiusi l'uscio alle spalle senza far rumore. Poi mi volsi, Evangelina mi presentò il bimbo e me lo accomodò sulle braccia. Pareva una cosa intesa.
Feci sapere a mio figlio che mi ero raso lungamente poco prima a posta per lui, non avesse paura di avvicinare la sua faccetta al faccione del babbo, e gli spiegai che cosa fosse il babbo, quanto amore e quanta gratitudine egli dovesse all'autore de' suoi giorni.
Augusto fu buono e mi lasciò dire senza piangere; ogni tanto mi guardava in bocca con molta curiosità, come se avesse visto uscirne le mie stranissime parole, poi girava gli occhi sbigottiti per la camera. Allora presi ardire e lo condussi a visitare tutta la casa paterna, salvo la cucina, arrestandomi per toccare ogni cosa che dava un suono, mettendolo dinanzi a tutti gli specchi di casa, che erano tre, compreso quello della barba, per veder crescere il suo stupore.