— Tonio e il servitore di Mattia il glorioso... Tonio è venuto su nell’andare a far scuola; il vecchio Bondi ha fatto domandare se stavi bene, e ti prega di andarlo a trovare questa mattina stessa. È stato il babbo a riceverli tutti e due, io non mi sono lasciata vedere.
Sofia mormorò grazie e si levò in silenzio.
In quelle poche ore di sonno, tutto il rimescolio di idee si era posato; rimaneva vivo ed inquieto il solo pensiero della minaccia che pendeva sopra quelle due anime buone, tutte due ingenue, e tutte due, in diverso modo, cieche.
Giuditta aspettò un poco in silenzio che sua sorella le dicesse qualche cosa; vedendo che non rispondeva nulla, insistè:
— Mi pare che potresti rispondere a tua sorella.
— Scusa, che cosa mi hai domandato?
— Ho domandato che cosa hai avuto ieri sera?
— Ma nulla. Tonio e il signor Mattia si sono spaventati di nulla; ho avuto un po’ mal di capo, e sono venuta a casa più presto del solito.
Giuditta, non intendendo ancora, disse:
— Ah!... intendo; e quando siamo venuti a casa dal concerto, che erano le undici sonate, eri ancora levata!... intendo...