— Capirai presto... e data un’occhiata indagatrice all’artista, che non voleva essere fra i mantenuti dell’arte, gli disse tranquillamente: anzi mi hai già capito.
Babbo Salvi ripetè che non aveva inteso affatto affatto, era pronto a giurarlo; del resto, siccome egli non era mai stato curioso, era contento che Giuditta non gli dicesse nulla.
XII.
Nell’andare in casa del cieco, Sofia sapeva bene di obbedire ad un dovere più forte di lei stessa, ma qualche volta le sembrava che la felicità l’avesse chiamata a nome; e allora rallentava il passo, perchè era una felicità così grande che metteva paura a quell’anima ingenua.
Oh! come le battè il cuore passando per l’andito in cui quella felicità le aveva parlato all’orecchio!
Ancora non aveva visto nessuno, perchè il portinaio non si era nemmeno affacciato al finestrino. Salì le scale lentamente, e quando fu sul pianerottolo si arrestò incerta; ma si schiuse un uscio, e le apparve lui stesso, Tito.
Aveva l’aspetto battuto, dall’ansietà forse, o forse dalla veglia soltanto; perchè dalle prime parole che disse stringendo la mano della giovinetta, appariva mesto, ma sicuro di sè.
— Grazie, disse, grazie; lei è sempre tanto buona che mi vorrà perdonare l’audacia che ho avuto ieri sera...
E siccome Sofia non fu pronta a rispondere, insistè:
— Dica di sì, che mi ha perdonato.