— Ah! sia ringraziato il cielo! ho trovato il lume dei miei occhi! Dunque stia a sentire quello che ho pensato di fare. Prima di tutto ho pensato che Tito se ne vada a fare un po’ di moto per l’aperta campagna, sulle Alpi o in riva al mare, dove meglio gli piaccia, tanto da non lasciarsi pigliare dalla tentazione di vederla... parlo di quella donna fatale che gli ha fatto perdere la testa una volta... Sta bene che egli è sicuro che non gliene importa... ma non si sa mai... Quando Tito sia andato via, io scrivo a quella commediante una letterina che ho già in mente... La vuol sentire?...
— Dica...
— Facciamo di meglio; io detto e lei scrive. Abbia pazienza; non potrei già servirmi della mano di mio figlio, perchè quella donna ne conosce la scrittura. Vuole che andiamo di là?
La ragazza prese le mani del cieco e lo accompagnò fino allo scrittoio.
— Dunque detto?
— Detti pure.
“Signora,
“La lettera che ha scritto a Tito, è stata consegnata da lui a suo padre cieco, ed è il padre cieco che le risponde. So che mio figlio ha scritto le parole che lei accenna; so anche che ne ha scritto altre per invocare un diritto, che allora lo avrebbe reso interamente felice. Lei non rispose prima e rifiutò in ultimo. Ora che la ferita del mio Tito è interamente sanata, io posso dirgli a voce alta: “non voglio che tu accetti un falso dovere; hai diritto alla tua parte di sole, e l’avvenire ti sorride ancora; tu sarai padre unicamente dei figliuoli della donna che ti avrà fatto felice coll’amor suo.„
“Ma se lei è veramente la disgraziata donna che dice, se lei ha proprio perduto ogni cosa, se non vede altra salvezza che affidare la sua bambinella ad una persona di cuore, l’accetterò io.
“La piccina troverà in me un tutore, e se per poco è buona ed affettuosa, come mi piace immaginarla, anche un amico, che qualche volta è meglio d’un padre.