Rileggendo, si era avveduto che bisognava cancellare le parole rinnova proposta, perchè potevano dare l’idea d’un dubbio; rileggendo ancora, cancellò la parola scrive. Ma quando ebbe fatte queste cancellature, e mandato il dispaccio, non essendo ancora ben sicuro che Cesira si arrendesse, scrisse.
E dimostrò con molte parole questo unico assioma: “La felicità che non mi avete concesso e che io non vi chiederei più, è diventata una necessità, un dovere per tutti. Non vi è lecito respingere l’uomo che vuol essere il padre della propria creatura.„
Mandata questa lettera che decideva dell’avvenire, ebbe bisogno di raccogliersi per fare nella solitudine molte riflessioni inutili. Il risultato fu che, scrivendo a quel modo, scrivendo senza riflettere, scrivendo subito, egli aveva fatto molto bene per molte ragioni.
Notiamole in buona fede: perchè il dovere va innanzi a tutto; perchè non vi è maggior dovere di quello che stringe un padre a sua figlia; perchè l’istinto stesso dell’amore è fatto di pietà; perchè il sangue...
Il perchè del sangue non entrò bene nemmeno nel cervello di Tito, il quale, volendo immaginare come era fatta la piccina a cui aveva dato la vita, non trovò mai altro che le forme della madre tanto bella.
Tutto quel giorno aveva avuto la febbre; si era detto cento volte; “a quest’ora Cesira ha ricevuto il telegramma, pensa ai fatti suoi, parla al capocomico, si decide, telegrafa per avvisare la partenza...„
Quando il suo pensiero infilava questa strada, Tito era proprio felice, e se non si buttava nelle braccia di suo padre e non gli confidava la sua grande speranza, era perchè il suo pensiero si metteva subito in un viottolo cieco, dove il desiderio trovava prima una muraglia alta e forte, l’indifferenza della donna, poi una più alta e più forte, la vanità della commediante.
E nondimeno, dopo aver aspettato un telegramma senza molta speranza per due giorni interi, si era accorto che al suo dispaccio mancava qualche cosa d’essenzialissimo, e lo corresse con un altro:
“Se vi occorre denaro per viaggio, telegrafate.„
Cesira non telegrafò, non venne col primo postale, nè col secondo, e nemmeno scrisse. Tutte le notti Tito sognava Cesira; la sognava bella ed arrendevole come era stata una volta; la sognava innamorata. Svegliandosi, trovava il proprio desiderio inquieto di farla sua per sempre. In queste visioni del sonno e della veglia, egli voleva che entrasse anche la bambinetta color di rosa, altrimenti non sarebbe stato degno del nome di padre; ma vi entrava fuggitivamente, quasi chiedendo scusa all’uomo buono, che le faceva l’elemosina di chiamarla figlia.