Tito sapeva che tutti i mercoledì parte un vapore postale per la Plata; e non volendo darsi vinto, aveva scritto ogni lunedì una lettera di quattro pagine fitte, crescendo il tono ogni volta, aumentando in buona fede la tortura che diceva di patire perchè non poteva nemmanco immaginare il visino gentile della sua Bianca. Dopo molti mesi di silenzio aveva annunziato disperatamente che se Cesira non rispondesse quest’ultima volta, non avrebbe scritto più nulla, ma sarebbe venuto in persona.
Minacciata così, Cesira rispose una lettera che faceva cascar le braccia.
“Io non potrei essere vostra, perchè sono di altri, perchè sono stata di tanti. Credetelo. Non ho mai amato nessuno, sono incapace di amare; voglio bene unicamente alla mia piccina, e sono grata a voi che me l’avete data. Siete giovane, siete artista, innamoratevi d’una buona fanciulla, come ce ne sono tante, e sarete felice.„
Tito Bondi si era proposto di non dir nulla a suo padre finchè ogni cosa fosse intesa; diceva a sè stesso: “non sgomenterò quella cara testa che sogna finchè non sia venuta l’ora;„ ma quando vide crollare tutta la sua speranza, si sentì preso da una pietà di sè stesso, che lo indusse a ricercare una parola di quel sicuro amore.
Mattia crollò il testone canuto, e trovò per istinto la via del cuore di quell’ammalato. Disse melanconicamente:
— La tua malattia la conosco; so che pene fa soffrire.
Non disse altro, ma con queste parole si assicurava la confidenza; e infatti il giovine, sapendo di trovare scavato nell’anima di suo padre uno stesso dolore, spento ma intelligente ancora, si era affrettato a versarvi tutto sè stesso.
Quando avevano letto insieme quella lettera che non lasciava sopravvivere nulla, Tito disse con amarezza: “è una commedia„ e Mattia rispose: “sì, è una commedia, ma è sincera.„
E spiegò il proprio concetto:
— Tutte le commedianti scaltre fanno così; mettono sempre una parte della verità negl’inganni. I più bravi a far la commedia sono quelli che possono qualche volta ingannare sè stessi. Ai miei tempi ho visto tante attrici piangere; ne vedrai tu pure. Ciò che scrive Cesira è la verità, e ti puoi chiamare fortunato se nella commedia che fa in questo momento a Buenos Aires, chi sa con chi, a te siano toccate le parole sincere. Fa a modo mio; non ci pensare più se puoi; ma quando ci pensi, voglio che ne parli al tuo vecchio amico. Guariremo più presto, e se avremo la fortuna di innamorarci d’una buona fanciulla...