— È tua, affermò Mattia; io ti dico che è tua. Dica lei, Sofia, dica lei, se non è sua.

— È proprio il suo ritratto; disse la ragazza arrossendo; ha la stessa fronte, lo stesso girar d’occhi, e quando sorride, fa appunto come lei ora...

Tito tentò inutilmente d’indovinare in quelle parole un sentimento segreto.

Tacquero per affacciarsi all’avvenire, finchè Mattia disse:

— Però non bisogna amarla troppo; la prudenza lo insegna.

La prudenza insegnava anche a parlare con voce sommessa e ad accarezzare i capelli della bimba così leggermente che non si svegliasse.

Sofia e Tito si guardarono di sfuggita.

— Perchè? domandò la giovinetta.

— Perchè la madre mi fa paura; perchè non sappiamo dove mira quella donna; perchè non è improbabile che sia rimasta in Milano ad aspettare lo svolgimento della sua commedia, perchè un giorno o l’altro ci è il pericolo di trovarcela ancora di fronte per richiedere la sua figliuola. Perciò non bisogna amarla troppo.

Quest’idea era già balenata a tutti.