Queste parole fuggite di bocca alla giovinetta, la turbarono; e per il resto della serata non parlò più.
Solamente quando ebbe messo a letto la piccina, e il cieco si fu ritirato nella sua camera, Sofia, trovandosi un momento sola col giovine, gli disse senza turbamento:
— Senta, signor Tito; lei soffre una pena che non ha propriamente meritato; non pensi a chiudere il cuore all’innocente che chiede un po’ d’affetto... Non credo che suo padre abbia ragione quando dice...
L’occhio di Tito, fisso nel suo volto, le fece mancare la parola.
— Che cosa dice mio padre?
— Quando dice che la prudenza insegna a non amar molto questa poveretta; quando dice questo, il buon vecchio inganna sè stesso. Si provi lui ad amarla con misura, se gli riesce?
Tito, continuando a guardare quella faccina, si avvide che il proprio sguardo vi metteva un po’ di rossore.
— Dica, dica...
— Mi sembra che non avrei paura del dolore, se volessi tanto bene a questa piccina. Io glie ne voglio già tanto; e lei pure, e il nonno pure — amiamola con coraggio.
Tito le prese una mano, e disse umilmente, sottovoce, come se avesse paura di svegliare un sentimento selvatico che dormisse nell’anima buona della fanciulla: