Bianca volle ancora sapere se quello era un paese molto distante, e quanto tempo ci vorrebbe perchè la lettera arrivasse al suo recapito; dopo di che Tito si avviò dicendo che andava alla posta.
Sofia non sapeva ancora che pensare; solamente, quando il giovine tornò a dire che aveva fatto mettere in buca da Tomaso la lettera della piccina, comprese che nemmeno lui sapeva dove Cesira era andata.
Quella sera stessa Mattia parlò a suo figlio così:
— Tu hai inteso tutto, come ho inteso io; essa non si sente sicura che Cesira un giorno o l’altro non ritorni, e non s’impadronisca un’altra volta del tuo cuore. È stata una malizia infernale quella di non lasciarsi vedere in faccia!
Anche a Tito pareva che fosse così. Ma s’ingannavano tutti e due.
XVI.
La mattina successiva Sofia ebbe bisogno di rivedere la sua casa povera, il lettuccio in cui aveva fatto tanti sogni, il babbo tanto debole a cui voleva tanto bene, la sorella tanto forte che le metteva soggezione.
Ma trovò in casa solamente Giuditta.
— Sei venuta proprio tempo; comincio a credere anch’io nello spiritismo; è stato sicuramente il vostro Nerone a mandarti. Dunque rallegrati: mi sposo.
Sparata a bruciapelo questa notizia strepitosa, non diede nemmeno il tempo a Sofia di meravigliarsi, e spiegò d’un fiato le maliziette impiegate per indurre il vecchio agente di cambio. “I vecchi, assicurava la ragazza astuta, poco o tanto sono tutti un poco imbecilli; ma mio marito è più forte di quello che credevo. Mi ci è voluta un po’ di fatica... Ma lascia che ti guardi in faccia; non mi hai l’aria contenta. Si direbbe che non ti faccia piacere che io mi sposi. Va là, sorniona, che anche tu sei a buon punto.„