Era verissimo che Sofia non aveva l’aria contenta. E come avrebbe potuto essere allegra, se contro il suo cuore ingenuo si appuntava peggio che mai uno dei tanti pensieri maligni di molte notti insonni? Ed era che il mondo crederebbe anche lei una sorniona in cerca di un buon negozio. Le sembrava già di udire dietro i suoi passi: “quell’altra almeno aveva la bellezza, ma questa qui non ha proprio nulla.„

Giuditta non credeva che vi potesse essere uno della famiglia, il quale non fosse contento della fortuna toccata a lei, e bastò che Sofia domandasse: “è proprio una cosa intesa?„ per rispondere allegramente:

— Altro che intesa! Il mio vecchio non ha tempo da buttar via; si andrà subito a far le pubblicazioni, faremo le nozze presto. Dico il mio vecchio, per dire, ma non ha ancora cinquant’anni. Egli almeno me lo assicura, poveretto! teme che io possa pentirmi di pigliarlo se ne avesse cinquanta sonati...

Quel cinismo era così ingenuo, che la stessa Sofia si unì alla risata.

— Ora parlami del caso tuo, perchè io ci ho pensato sempre, sai? Di’ su.

— Ma io non ho nulla da dire.

— Sei un tantino ipocrita; non te lo avere a male... Come se io non sapessi tutto...

— Che cosa sai?

— So che il signor Tito è cotto, e che non manca se non la tua decisione... abbi pazienza, non farmi l’aria afflitta, che è inutile... lo so dal babbo; e al babbo è stato detto dal tuo innamorato in persona, un giorno che egli non ne poteva più. Il babbo è stato lì lì per correre subito a farti una ramanzina, ma il tuo signor Tito gli ha detto di non parlare ancora. Infatti il babbo, per non dirti nulla, da cinque giorni non viene a trovarti... Tutte le mattine dice: se non si decide oggi, andrò io domani a dirle il fatto suo.

— Posso entrare? interruppe una voce discreta dietro l’uscio socchiuso.