— Oh! Tonio! Qual buon vento?

— Babbo Salvi mi ha incontrato per istrada e mi ha dato la buona notizia, rispose il giovine con accento spigliato; ti faccio i miei augurii.

— Grazie, rispose Giuditta; gli accetto perchè so che sei sincero e che mi hai sempre voluto un po’ di bene. Hai già visto il mio sposo? No?... Non è bello, e nemmeno giovane, ma non si può aver tutto quello che si desidera.

— Che importa la bellezza? La bellezza può dare il capogiro, ma non dà mai la felicità.

Questa frase era uscita più che mezza dalla bocca di Tonio, quando egli si avvide che poteva ferire l’innamorata antica; ma nondimeno la finì con un tantino di compiacenza.

Giuditta intese tutto, e non si avendo a male dell’indifferenza del cugino, gli strinse la mano nel dirgli:

— Mi fa proprio piacere che tu parli così.

— E tu, Sofia, come stai? chiese il giovine.

Sofia stava bene, ma si era fermata troppo, e il cieco l’aspettava...

— Fai musica anche la mattina? domandò Giuditta.