Sofia non rispose. Era turbata dalle parole della sorella che le si erano fitte in mente, dall’intervento di Tonio, proprio di lui, e in quel momento di battaglia; non vedeva l’ora di trovarsi all’aperto, per troncare il litigio colla propria coscienza.

— Te ne vai proprio?

— Sì, vado; addio Giuditta; addio Tonio.

— Vengo anch’io, disse il cugino.

Scendendo le lunghe scale, la ragazza trovò più volte il coraggio di sagrificare sè stessa, l’avvenire, Tito, ogni cosa, e di dire al proprio scrupolo ed al mondo: “tacete tutti, ora siete soddisfatti;„ e più volte trovò l’idea baldanzosa di far felice Tito, il babbo e sè stessa, di beffarsi allegramente dello scrupolo e della malignità della gente.

Tonio scendeva in silenzio alle sue spalle.

— Dove sei avviato? domandò Sofia al cugino.

— Ti accompagno, se non ti do noia; è un pezzo che non facciamo questa strada insieme.

Si avviarono.

Dopo essere rimasto taciturno un tratto di via, Tonio cominciò a dire lentamente, e con una voce profonda che toccava il cuore: