— Poco fa era qui anche lui; mi ha detto che tu eri venuta a trovarmi; e allora ho pensato di aspettarti.

Babbo Salvi studiava le parole.

Sofia intese che era venuta l’ora di parlar chiaro; si lasciò cadere sopra una seggiola e disse rassegnata:

— Tu mi vuoi dire qualche cosa... parla pure.

In tutto quel tempo che babbo Salvi era andato su e giù per la sala, aveva preparato varie forme oratorie per arrivare all’animo della sua figliuola; si era immaginato due o tre scenette, in qualche punto aveva così bene preveduto le parole di Sofia che le aveva pronunciate egli stesso e si era risposto trionfando; — ma tutta la sua strategia andava a male per questa prima mossa impreveduta.

Non sapendo come rispondere, si andò a mettere dietro la seggiola della ragazza, e le lisciò la fronte, i capelli, il visino melanconico.

— Io non ho nulla a dirti, disse poi con accento carezzevole; ma tu invece dovresti aver molte cose da dire a tuo padre.

Sofia pensò un momento a queste parole, poi rialzò il capo per incontrare lo sguardo del vecchio.

— Può essere che io abbia avuto torto di tacere con te, ma l’ho fatto perchè non volevo guastare la tua pace; perchè volevo battagliare io sola per vincere.

— Ed hai vinto?