— Non lo so, non me ne intendo... Ma se lei mi vuole aiutare, cercheremo insieme... Nella libreria ci dev’essere un libriccino legato in marocchino verde; ci è scritto sul dorso: Codice Civile del Regno d’Italia. Vuol cercarmelo lei?

Salita sullo scaleo, la giovinetta andò leggendo le scritte di tutti i libriccini che le cadevano sott’occhio, mentre Mattia rimaneva in piedi, aspettando. La ricerca non fu fortunata.

— E pure ci dev’essere, diceva il cieco; una volta mi ha servito per accomodare un litigio, me lo ricordo bene.... pazienza; Tito tornerà fra poco, e se non ci dirà che la cosa è fatta, mi pare che dovrà almeno dire che si può fare... Ora segga qui, accanto a me, mi lasci vedere se è proprio contenta.

— Di suo figlio, sì; ma non ancora di me stessa; vorrei che quella donna si presentasse... la mia coscienza allora non sarebbe più turbata... Lo vedo bene che sono una sciocchina... mi compatisca.

Il cieco compativa tutto, sapeva troppo bene come siano implacabili gli avversari d’ogni umana felicità, sapeva quante debolezze possono entrare in un cuore forte per dargli battaglia — sapeva questo e altro il vecchio Mattia, e lo disse con parole carezzevoli ed affettuose, tanto che in ultimo potè dire a sè stesso d’aver vinto la partita. Non lo disse però a Tito quando egli tornò dal Municipio, dove le sue generose impazienze erano state frenate da un vecchio impiegato dello Stato Civile. Questo impiegato vecchio aveva fatto intendere che la cosa che Tito voleva fare era nobile quanto mai, ma punto spiccia; che occorreva un decreto reale perchè l’ufficiale dello Stato Civile potesse stendere l’atto di riconoscimento, e che per ottenere il decreto, bisognava far domanda al Tribunale d’Appello, il quale, quando si fosse accertato che nessuna opposizione degli interessati era stata fatta al riconoscimento, ne avrebbe riferito al ministero, che ne avrebbe detto una parolina al Re. Insomma un’eternità. E pazienza se non sorgessero ostacoli degl’interessati...

— Che ostacoli possono insorgere?

— Gli ostacoli preveduti dall’articolo 188. Tu non hai letto mai l’articolo 188? ma io sì, e lo so a memoria: “Il riconoscimento può essere impugnato dal figlio o da chiunque vi abbia interesse.„ È scritto così, mi sembra di vederlo.

— Tu possiedi un Codice?

— L’ho preso nella tua libreria; ora è di là, sul mio tavolino da notte...

— E che altro dice?