— Spero; ma potrebbe essere la scarlattina, il tifo, il vaiuolo; vedremo stasera.

— Speriamo, balbettò Sofia.

Ma non sperava. Tanto forte nella idea della giustizia umana, si sentiva tanto debole pensando alla fatalità che agli uomini sembra fatta con tutte le forze del caso, ma che certamente è giustizia anch’essa, e noi non l’intendiamo.

Nemmeno lei, per quanto ci si affaticasse, riusciva a penetrare quella legge crudele; solo ne aveva l’intuizione vaga, quando le pareva di dire a sè stessa: “sei stata tu a condannarla; senza volere che la povera bimba morisse, anzi volendo che vivesse per essere amata da suo padre e da te, sei stata tu a tentare la giustizia celeste.„

E veramente se la piccina se n’andasse in paradiso, ogni cosa sarebbe appianata; fra la propria coscienza e l’unione di Tito non vi sarebbe altro che la felicità interminata.

Tornò al capezzale di Bianca, e per tutta quella giornata non si mosse più, per essere sempre pronta alla carezza; solamente quando la piccina chiuse gli occhi ad un sonno tranquillo, raggiunse Tito e Mattia.

Il giovine aveva impiegato il resto di quel giorno a ricercare Cesira, se mai essa fosse rimasta a Milano; ma si era dovuto convincere che quella donna era partita l’istesso giorno dell’abbandono della sua creatura. Dov’era andata? A Nizza prima, ma poi? A Marsiglia, e forse di là a Barcellona. L’impiegato di questura a cui il giovine artista si era rivolto, prometteva di occuparsene; gli avrebbe detto qualche cosa di più fra alcuni giorni. Questo era tutto il bagaglio di notizie di Tito.

Altre notizie portò babbo Salvi; le pubblicazioni di matrimonio erano cominciate; chiunque le poteva leggere in Municipio e nella gazzetta. Il vecchio artista annunziava la cosa con un certo riserbo, senza compiacersi, anzi con un po’ di melanconia, e solamente quando la ragazza disse: “sono contenta per Giuditta„ acconsentì col testone.

Intanto che si aspettava il medico, Tito se ne andò in camera della piccola malata; di lì a poco Sofia lo seguì. Rimasti soli i due vecchi artisti, il cieco disse:

— Senta, babbo Salvi, ora si tratta di avvisare la madre di questa creatura, perchè sappia che delle febbri infettive facilmente si muore. Nessuno sa dove sia andata quella disgraziata, ma noi sappiamo dove era tre anni fa: a Buenos Aires, a far le parti d’amorosa. Ci dev’essere in Milano un giornale che si occupa dei commedianti...