— Ce n’è almeno un paio, corresse babbo Salvi.

— Non pare a lei che se sapessimo dove è in questo momento la compagnia a cui apparteneva Cesira, sarebbe fatto il primo passo...

Babbo Salvi capì a volo ogni cosa, e si propose di andare all’ufficio del giornale. “Vada„ gli fu detto, ed egli andò. Mattia, rimasto alcuni momenti solo prima di avviarsi in camera della piccina, si arrestò sul limitare, perchè Bianca parlava forte. Aveva l’aria di fare un discorso agli astanti.

“Bene, Dio ti accompagni. Dicono che la civetta sia stata un tempo la figlia d’un fornaio. Noi sappiamo quello che siamo, ma non già quello che possiamo diventare. Dio presieda alla tua mensa.„

— Brava la mia figliuola! esclamò allegramente Mattia; dunque stai bene, non è vero? Ma che cosine vai dicendo?

Tito si scostò dal letto per andar a mettere la propria mano in quella del cieco, mentre la piccola ammalata rispondeva:

“Spero che tutto finirà bene. Ci vuol pazienza; ma non posso far a meno di piangere quando penso che lo vollero mettere sotto la gelida terra.„

— Che cosa dice? insistè il vecchio sottovoce.

Allora Tito rispose:

— Ha la febbre; ha tenuto a mente qualche frase che sua madre ha recitato.