Sofia non diceva nulla; andava rimutando le pezzuole diacciate sulla fronte della piccina; ogni tanto, quando Bianca sentendo la nuova frescura metteva gli occhi negli occhi della sua infermiera, la giovinetta le sorrideva con amore, e in quel sorriso splendeva ancora la fiducia, mentre il suo pensiero non sapeva se non misurare il dolore che si preparava a quella casa.

Il medico aspettato venne in quel mentre. Il viso acceso della piccina bastò a fargli intendere che la cosa era grave anche più che non avesse creduto; e la ciancia non sconnessa ancora, ma eccessiva, lo fece accorto che ben poco rimaneva a sperare. Però fu cauto, e non manifestò il proprio pensiero.

— La piccina è stata forse ferma al sole, a capo scoperto?

— No; nè oggi, nè mai; si scendeva ogni giorno in giardino tutti insieme; ma la bimba non stava mai ferma.

La risposta parve contentare il medico, perchè non fece altre domande.

Prima di andarsene raccomandò di tenerle tutta notte del ghiaccio sulla testa.

— Bisognerà che qualcuno la vegli.

— La veglierò io, promise Sofia.

E appena furono soli, la giovinetta si strinse al petto del cieco con una tenerezza grande.

— Vedrà, vedrete che la salveremo.