— Babbo, tu pensi ad altro.
— Non è vero, disse Mattia, ma col sorriso smentiva la negazione.
— Tu hai qualche cosa da dirmi, continuò Tito; dimmela subito. —
Prima Mattia rise forte all’invito amorevole, poi si fece serio e tacque lungamente, mentre suo figlio continuava a lavorare davanti al cavalletto. A un tratto, come se continuasse un dialogo avviato, il cieco entrò a dire:
— Io ho capito tutto; il babbo tuo ci vede ancora.
— Che cosa hai capito? balbettò Tito, curvandosi per istinto a guardare suo padre negli occhi; hai indovinato il tema del mio quadro nuovo? Volevo tacere perchè mi vergognavo della mia debolezza; sì, babbo, hai ragione; quella donna si è cacciata nella mia testa, e non avrò pace fin che non ne l’abbia fatta uscire. Tu sai che agonia è copiare un’immagine, che si affaccia nel cervello e si nasconde. Però posso dirti che come artista soltanto m’innamora, ma come uomo, è una cosa finita, propriamente finita.
Mattia non rispose, ma continuò a sorridere in un certo modo misterioso.
— E credi che arriverai in tempo? disse poco dopo.
— A che?
— La sai bene la massima mia; tutto il lavoro incominciato nell’anno dev’essere finito a San Silvestro.