— Spero, disse Tito; ma quelle parole e il lieve sorriso che durava ancora sulla faccia serena del cieco gli fecero venire un’idea. E subito staccò silenziosamente dalla parete un telaio preparato, e, lì per lì, con pochi tocchi di carbone segnò le prime linee d’una testa pensosa che s’incorniciava nella spalliera altissima d’un’antico seggiolone.
Il cieco stava in ascolto.
— Ora non capisco più; sento lo sfregamento del carbone sulla tela nuova; tu lavori sopra un altro telaio?
— Sì, rispose Tito ridendo; è una testa molto difficile; quando le teste sono difficili il miglior sistema è di cancellarle; ma io non cancello, perchè in quello che ho fatto ci è del buono.
E Mattia fu lusingato di sapere che egli aveva una testa difficile.
— Ma se tu ci vedi meglio di me, soggiunse il giovine artista dopo un lungo silenzio, è inutile che facciamo la commedia; dimmi la verità: non ti fai un’idea della tela che sto dipingendo?...
— Chi sa? Forse sì, disse il cieco. In un canto della tela, un seggiolone antico, come questo, nel seggiolone un vecchio con una testa difficile, molta barba bianca e molti capelli bianchi; gli occhi aperti che non guardano più le cose della terra perchè hanno visto molte cose del cielo... Va bene così?
— Va benone. A San Silvestro il tuo ritratto sarà finito.
— Mi posso muovere? domandò di lì a poco Mattia.
— Sì; smetto.