Tito si rammaricava in cuore che quell’idea naturale di dipingere la bella testa del padre cieco non fosse venuta a lui prima che al vecchio, il quale probabilmente da molti giorni posava coscienziosamente per il proprio ritratto. E per punire sè stesso, voltò contro la parete la solita Cesira, salvo a rivoltarla più tardi.
Mancavano dieci giorni a San Silvestro, e a quel tempo il ritratto doveva essere finito, non già perchè Tito avesse fatto sua la massima vantata dal padre, ma perchè Mattia avrebbe compiuto i settantaquattro. Avendo lavorato con lena due giorni interi, la vigilia di Natale il giovine artista potè dirsi contento dell’opera propria, e Mattia potè respirare liberamente.
— Perchè, vedi, figliuolo mio, sono quasi due mesi che in ci lavori.
— No, babbo.... non credo....
— Sì, proprio due mesi; fa il conto; hai cominciato il 20 ottobre, quel giorno dell’acquazzone, e hai detto così, mi par di sentirti ancora: “piove, la nostra passeggiata è perduta; mettiti davanti alla finestra ed ascolta come la pioggia picchia sulle vetrate; io intanto.... sporcherò una tela nuova...„ E quando volli sapere che cosa avevi fatto, mi dicesti che non ti era riuscito nulla di buono. Da quel giorno tu hai sempre lavorato all’improvvisata che mi volevi fare; di’ che non è vero, se puoi... lo vedi? La provvidenza, figliuolo, ci aiuta tutti quanti, dà agli sventurati la forza di sopportare la sventura, dà ai ciechi la doppia vista.
E siccome Tito, credendosi obbligato a rispondere qualche cosa, fece allusione alla guarigione in cui non sperava nemmanco lui, Mattia tentennò il capo a sorrise senza amarezza.
— Tu dici così, ma non credi tu stesso. Però senti: voi altri che ci vedete, che camminate diritti, che volate sulla vostra giovinezza, non potete pensare senza orrore alla disgrazia di chi non vedrà più nulla, di chi ha una gamba di legno, di chi si trascina appena tanto è debole. Ma è un inganno della vostra pietà. I ciechi, gli storpi, i monchi e gli ammalati godono anche la loro parte di cielo. Se sono riusciti a farsi l’abitudine, possono essere felici come la gente che ha due gambe buone e due occhi che portano lontano. La rassegnazione sembra una virtù molto difficile; così è sembrata a me per un anno intero. Ma ora che ho perduto ogni speranza....
— Non dir così, babbo.
— E perchè non dovrei dirlo, se questa speranza, dopo avermi medicato per tutto un anno, se n’è andata lasciandomi una forza, che non mi abbandonerà più?
Avendo infilato quella via il cieco vide subito che poteva andare fino al proprio desiderio segreto, e vi andò di buon passo.