— Credevo che tu lo sapessi; anzi è per questo che sono venuta. Tu non hai fatto un certo discorso al babbo?
— Che discorso?
— Un discorso di amore dell’arte, di povertà, di fierezza.... Non ti viene in mente? Forse l’avrai fatto senza pensarci.... e da qualche giorno il babbo non vuol più saperne di venire a stare in casa mia; dice che farà la vita che ha sempre fatto, continuando ad abitare nella stessa soffitta, e che tutt’al più per non essere solo come un cane, appigionerà la nostra camera a qualche artista povero come lui. Non ti ricordi di avere detto qualche cosa che gli abbia fatto venire in mente questa pazzia?...
— Sì.... ma non è questo che io gli ho detto....
— Ebbene, egli crede che sia questo, o almeno è sicuro di farti piacere facendo così... L’ha detto lui... “Sofia, ha detto, approverà il mio disegno.„ Ma dimmi un poco che tu non approvi niente affatto, perchè io glielo possa ripetere stasera.... Pensa che figura si farebbe noi, pigliando tutte e due un marito ricco, e lasciando nostro padre nella condizione di prima.... col pretesto che egli è stato sempre fra gli stenti, e che vuol stentare ancora un poco.... E che figura ci farebbero i nostri mariti? Al mio l’ho già detto.... ed è andato in collera.... collera di agente di cambio, s’intende....
— Vien gente, disse a bassa voce Sofia.
Venne il medico, che, salutate in salotto le due sorelle, se n’andò difilato nella camera della piccina.
— Ti lascio, disse Giuditta, ma siamo intese; parla un po’ tu al babbo; è facile che a te dia retta....
— Lascia fare.... addio.
Giuditta se n’andò, e Sofia raggiunse il dottore e gli altri, che erano tutti accanto al letto della inferma. Bianca quella mattina si era svegliata prima di giorno, aveva chiamato suor Anna, come soleva fare, e dopo essere stata un po’ in contemplazione di quel volto pallido e buono incorniciato nella pezzuola di bucato, aveva detto d’aver sonno ancora, e dal primo mattino dormiva.