— Pare che stia meglio, assicurò Sofia.

Il medico non rispose, e Sofia insistè interrogando suor Anna.

— La febbre sembra vinta; le carni sue sono più fresche.

Tito e Mattia rimanevano a piedi del letto tenendosi per mano; sembravano guardare tutti e due fissamente in faccia al destino, che finalmente disse la sua parola crudele.

— La malattia ha preso forma di meningite un’altra volta, disse il dottore con parola lenta; rimane poco a sperare.

Fu un profondo silenzio dopo quella sentenza.

Per un poco non si udì altro che la respirazione profonda dell’ammalata, interrotta ogni tanto da parole sconnesse; mentre il dottore, stando colle braccia in croce, pensava, gli altri rimanevano là, immobili, aspettando una speranza. E il medico ne diede una ancora per pietà di quei cuori desolati, scrivendo una ricetta.

— La facciano fare subito.

— Che cosa è? domandò Mattia.

— Una pomata; bisogna ungerle la fronte.... sulla testa ghiaccio, molto ghiaccio pesto in una vescica....