Senza dir parola, Sofia accese il lume. “Ave Maria,„ disse suor Anna rizzandosi in quel punto, dopo aver recitato le sue preghiere; “Ave Maria,„ rispose Sofia e andò verso l’uscio senza esitanza.

Passando rasente a Cesira, questa le pigliò una mano e volle baciarla. Aveva la faccia stravolta per l’ansia, per la fatica, per l’insonnia, guardava innanzi a sè, non la propria creaturina morente, non quella sventura che già le stava addosso, ma un’altra lontana, immutabile. Disse: “grazie„ nulla più.


Tito aspettava in salotto. Appena Sofia le fu vicino domandò, pigliandole una mano:

— È bella ancora?

— Tanto.

Egli non chiese altro. Tenendo stretta per mano la sua fidanzata andò nella camera dell’ammalata, nè Sofia potè sciogliersi da quel nodo, se non quando fu accanto al letticciuolo.

La sciagurata Cesira, che andava mormorando parole d’amore all’orecchio della sua creatura, tacque, voltò il capo, e intese ogni cosa senza dispetto.

“Non riconosce nemmeno più le mie carezze„ disse poi a bassa voce, rivolgendo a Tito i grandi occhi che avevano fatto versare tante lagrime.

Tito sentì venire un’onda di parole amare; ma sorrise appena, e Cesira si curvò a baciucchiare la propria creatura.