— Non le piacerà mai... sono sicura che le insegnerete ad amare voi più che sua madre... Dillo tu, bimba cara?
Ma il bacio che volle imprimere sulla fronte della figliuola fu rotto da un grido selvaggio.
— Ah! Non la sento più. Mi guarda ancora, ma non la sento più, non la sento più, bambina mia, amor mio... dimmi che non è vero che il tuo cuore non batte... dillo a mammina... dillo, dillo...
Accorsero tutti per allontanare la sciagurata. Allora Tito si curvò ad ascoltare lungamente se mai dalla bocca della sua creatura uscisse ancora un alito. Poi si rialzò in silenzio, impassibile in volto, ed uscì dalla camera della morticina.
— Vadano, vadano, suggerì suor Anna al cieco ed a Sofia; vadano a dirgli qualche cosa; rimango io per quest’infelice che si dispera.
Sofia corse dietro i passi di Tito, e sedettero tutti e due sul canapè del salotto, per piangere insieme, stretti cuore contro cuore.
XXI.
Il cieco era rimasto.
Stando ritto a piedi del letto, allargava le braccia pietose e mormorava: “Cesira!„ Ma la sciagurata madre non gli dava retta, e continuò a dibattersi fra le strette del dolore, ora smaniando, ora interrogando a bassa voce la propria creaturina. Suor Anna, cingendola con le braccia robuste, invano tratteneva la bella testa dal dar del capo sulla lettiera, e ogni volta che Cesira riusciva a picchiare con la fronte sul ferro, il letto della morticina oscillava dando un suono lugubre; e il cieco ripeteva con le lagrime agli occhi e inutilmente: “Cesira!„
Poi la smania diè luogo alla prostrazione assoluta. Cesira fu interamente nel dominio di suor Anna, la quale, senza farle violenza, la indusse a sedere in un canto. Allora il cieco fece il giro del lettuccio. Quando le mani tremanti ebbero toccato il volto della piccina, egli curvò la testa e stette lungamente ad ascoltare se mai tutti gli altri si fossero ingannati; ma il coricino non batteva proprio più. Allora accarezzò la fronte e la baciò. Nel risollevarsi, disse ancora una volta: “Cesira!„ ma suor Anna soltanto gli venne al fianco.