— Si è calmata, disse sottovoce; lasciamola stare; vadano a riposare tutti; io preparo ogni cosa.
— Le dica.... balbettò Mattia; le dica.... che conti sopra di me....
Cesira udì queste parole e rialzò il capo come per parlare, ma non seppe dir altro che grazie, e il vecchio se n’andò senza aver inteso.
Per un po’ suor Anna diè sesto alla camera, perchè il dolore terreno armonizzasse col decoro della morte; ripose in un canto le pezzuole che avevano rinfrescato la testa arsa dalla febbre, la pomata che aveva richiamato la sera prima una idea nella fronte presa dallo stupore; ma quando volle toccare la bimba, Cesira le corse incontro.
— No, non voglio.
Poi intese che suor Anna non voleva far altro che alleggerire le coltri, e aiutò anche lei, senza smaniare, senza piangere.
— Domani faremo il resto, disse la suora; lei dia retta a me; cerchi di riposare un poco; si butti nel letto dell’altra camera.... no? e allora si riposi nel canapè.
— Non posso, rispose Cesira.
— E allora preghiamo insieme; vuole?
Senza aspettare altro, suor Anna cominciò; Cesira ascoltò impassibile il latino delle litanie dei morti, ma cadde in ginocchio accanto alla morta quando, con voce vibrata, alzando gli occhi al cielo, la suora disse: