— Altro che! disse Giuditta.
— Sono contento! e mi facciano il piacere di dire al babbo che il vecchio Bondi conosce e stima molto il Salvi.
— Grazie! rispose Sofia con un lieve tremito di contentezza, che non isfuggì al cieco.
Giuditta era attenta a spiare nello specchio dirimpetto se quel giovinotto fosse proprio tanto indifferente, come voleva parere.
Quando le due sorelle se ne furono andate, rimase nel cervello di Tito l’impressione dell’atto freddo con cui Giuditta lo aveva salutato in anticamera, guardandolo appena appena sbadatamente. Sofia invece gli aveva sorriso un sorriso buono, mostrando denti uguali e candidi, lo aveva guardato con occhi non tanto accesi come quelli di Giuditta, ma grandi, intelligenti e pensosi.
Veramente egli non aveva badato molto a Sofia, ma pure si ricordò di quegli occhi e di quel sorriso, quando il cieco gli chiese:
— Ebbene? Che te ne sembra? Sono belle, non è vero?
E siccome la risposta non fu pronta, Mattia lasciò fiorire sulle labbra la soddisfazione maliziosa:
— Vuoi sentire quel che penso io di quelle ragazze?
— Sì; sentiamo che concetto te ne sei fatto; io, per dire la verità, non ho ancora avuto tempo di farmene uno. Comincia da Giuditta...