Allora Tito si pentì d’essere stato troppo sincero, ed assicurò che al contrario Sofia era bella quanto Giuditta, ma che la sua bellezza non era di quelle che fanno colpo...

IV.

Il giorno successivo, dopo il desinare, venne Sofia, e rimase due ore col vecchio sonandogli Cimarosa. Quella musica gaia faceva penetrare ondate di luce nel cervello melanconico del cieco, il quale alla fine d’ogni pezzo diceva brava e batteva le mani.

— Bravissima! disse in ultimo; e mi dica, signorina, lei non sente nell’allegria di Cimarosa una nota di pianto?

— Tutta la musica piange; rispose la fanciulla con semplicità.

— Può essere, soggiunse Mattia; dopo aver pensato un momento a quelle parole; quando si ha il cuore preparato alla melanconia, tutta la musica piange; ma io vorrei sapere che la mia piccola amica non è melanconica.

— Non sono molto allegra, ma nemmeno melanconica, assicurò Sofia timidamente; non parlavo di me: dicevo che la musica può sembrare allegra agli spensierati; è sicuro che certa musica non dice nulla, ma quella non è musica, è chiasso.

Parlava con parola facile ed armoniosa, ma si faceva rossa in viso come se il cieco potesse scorgere nella frase sfuggitale un’affettazione che essa non vi aveva messo.

Il cieco pensava invece:

— Questa bella donnina è piena di sentimento; peccato che Tito non sia rimasto!