Tito non era rimasto perchè si teneva sicuro che sarebbe venuta Giuditta, e non gli spiacendo mortificare la vanità di quella civettuola, voleva anche sottrarsi al fascino. Perchè, ahi!... Tito, avendo frugato nel proprio cervello, aveva riconosciuto che una medesima cellula nutriva uno stesso amore prepotente per l’arte e per la bellezza. E ancora aveva visto che Mattia non era l’uomo più adatto per arrestarlo sulla china della corbelleria quando mai si fosse incamminato ad innamorarsi un’altra volta; piuttosto vi avrebbe contribuito con uno spintone paterno.
Ora quando il cieco gli disse della venuta di Sofia, e della bellezza e delle grazie e della bontà di quella creatura, il giovane artista disse in segreto: “Me lo dovevo immaginare: Giuditta verrà, domani, ma Oloferne difenderà la propria testa, non si lasciando trovare in casa.„
Diceva questo un po’ per celia, un po’ per davvero; non gli dispiacendo di corbellare sè stesso, esagerava la debolezza erotica del proprio temperamento.
Ma il giorno dopo venne ancora Sofia, e allora il giovine non seppe più che cosa pensare. Decise di rimanere sempre in casa di piè fermo.
La bellissima fanciulla non venne nemmeno il domani; e quando Tito vide Sofia arrestarsi nel vano dell’uscio a salutare timidamente, ebbe per istinto un po’ di rancore che si riserbava a spiegarsi più tardi. Ma fu cortese con quella ragazza meschina, che sembrava scusarsi di non essere bella quanto Giuditta.
— Sono sempre io, disse sorridendo; mia sorella non ha potuto venire.
Il cieco non nascose la propria contentezza, e rispose:
— Lei, signorina, è sempre la benvenuta; fra di noi s’è già fatto amicizia; più tardi faremo amicizia anche con sua sorella, ma sono contento che essa non abbia potuto venire oggi. Così mio figlio potrà sentire come suona lei la nostra vecchia musica.
Così dicendo teneva il capo rivolto verso Tito, come per aggiungere sottovoce:
— Esamina bene questa donnina; non è vero che è proprio bella? Osserva come guarda, come sorride; con che vocina e con che manierine parla. Quando avrò finito io, fammi il piacere di dirle anche tu una parola gentile.