Tito intese ogni cosa, e non titubò menomamente nell’accontentare quella ragazza bruttina, che gli chiedeva misericordia con due grandi occhi buoni, con un visino patito, con una bocca troppo grande.

Fece anche di più. Sapendo di non correre pericolo, si tenne accanto a lei, quando essa fece correre le dita sulla tastiera come per risvegliare il pianoforte. E quando, dopo molte volate, arpeggi ed ottave da stordire, annunziò la sinfonia del Barbiere, Tito si mise tranquillamente a sedere in modo da guardarla in faccia. Pericoli non ce n’era proprio. Non ostante il proprio temperamento amoroso, potrebbe stare dinanzi a quella ragazza tutta quanta la vita senza scaldarsi la fantasia. Fu il primo pensiero che gli venne questo di domandarsi come mai una linea sbagliata in una faccia femminile possa mutare tutto l’ordine di sentimenti che sarebbe capace d’ispirare. Guardando ben bene Sofia, mentre sonava a capo basso, Tito notò che la faccetta pallida aveva un ovale delicato, che la fronte sua era pura come se non fosse stata mai invasa da altre idee fuor che da quelle suggerite da Gioachino Rossini; notò gli occhi buoni velati da lunghe ciglia, che ogni tanto si alzavano ad interrogare la musica; notò che nel mento tondeggiante si scavava una fossetta. E infine convenne che quella testina avrebbe potuto ancora scaldare la testa d’un giovinotto, il quale non fosse mai stato al fuoco vivo, come era stato lui, se un pennello intelligente avesse potuto assottigliare l’estremità del naso, cancellare un po’ di bocca.

La sinfonia del Barbiere faceva ancora il chiasso delle ultime battute, quando Tito, rimasto incolume, ne aumentava il rumore battendo le mani.

— Brava! Brava! Brava! disse il cieco, e rivolgendosi a suo figlio aggiunse: che cosa te ne pare?

Tito, potendo guardare al sicuro gli occhioni sereni, ne abusava fino a dar soggezione alla ragazza.

— La musica che preferisce lei, signorina, è proprio questa del Barbiere che ci ha sonato con tanta grazia?

Sofia fu sincera; a costo di ferire l’ideale del cieco, disse che il suo gusto era per la musica più moderna e più... sentimentale.

— Bellini, allora; fu pronto a suggerire Mattia, oppure Donizetti...

— Sì, ma Bellini e Donizetti hanno fatto cantare la voce umana; non hanno fatto parlare il pianoforte come Beethoven, Chopin...

E senza aspettare d’essere pregata, incominciò la Sonata appassionata, mandando in estasi il giovine artista e accontentando il vecchio. Quando poi la ragazza, lasciandosi trasportare dal proprio temperamento, sonò la Marcia funebre dì Chopin, Mattia trovò una lagrima negli occhi ciechi.