Disse queste parole fissando la credenza d’abete, come per invitare Nerone ad intervenire.

Giuditta, che aveva indovinato l’intenzione di suo padre, ascoltò in silenzio, accennò anzi alla sorella di star zitta, e quando le parve che la credenza non avesse voglia di contentare il vecchio, disse ridendo:

— Nerone è occupato altrove.

Ma la credenza scrosciò forte in quel momento; babbo Salvi e Sofia si guardarono alla sfuggita; Giuditta crollò il capo continuando a ridere.

Rifacendosi seria, la bella ragazza entrò a dire:

— Vediamo un poco come possiamo spendere queste trenta lire...

— Vediamo, disse babbo Salvi.

— Teniamole da parte, propose Sofia; non mancheranno le occasioni di farle servire...

— Oh! questo sì. Non mancheranno mai le occasioni; anzi ne avremo sempre almeno un paio, che si saranno presentate senza che noi ci degnassimo di badare. L’altro mese, per esempio, spirava la moda d’autunno, spirava anche il nostro cappellino di paglia rimasto in vita per miracolo alla fine dell’estate, perchè era nero. Se il cappellino avesse potuto parlare, avrebbe detto allora che una occasione più bella d’essere lasciato in guardaroba tutto l’inverno non si sarebbe presentata mai più. A me lo va dicendo alla muta, sempre che me lo metto in testa; ma chi gli dà retta?

— A me pure, disse Sofia, va dicendo qualche cosa di simile; ma è proprio il caso di dire: chi gli dà retta? Io no, sicuro, e nemmeno tu, Giuditta, perchè noi pensiamo che il babbo ha bisogno di tante cose.