— Io non ho bisogno mai di nulla, affermò il vecchio con molta dignità.
— Sì, tu hai bisogno di un cappello meno unto, e fra poco avrai necessità di un buon paio di scarpe, perchè quelle che hai indosso sono lì lì per lasciar le suole sul lastrico. Invece il nostro cappellino, ricoperto da una piuma e da un cencio di velluto, non dirà più a nessuno che è di paglia; può aspettare ancora... non è vero, Giuditta?
— Sì, è vero; può affliggerci ancora un poco... sospirò la ragazza.
Babbo Salvi aveva curvato la testa sul petto, per non far scorgere un sorriso malizioso; ma le figliuole lo notarono, e subito Giuditta battendo le mani disse:
— Di’ la verità, babbo; tu hai vinto un terno!
— Gesummaria! che cosa ti salta in capo? disse prontamente il vecchio; per carità non lo stare a credere nemmeno un momentino. Un terno! Ma se avessi vinto un terno, sapete voi che cosa farei?.... Non ve lo immaginate nemmeno.... Farei... tante cose. Ma, se non è un terno, è forse qualche cosa di meglio: ho venduto, un quadro!
— Un quadro! dissero insieme le figliuole.
— Cioè una tela... che sarà messa in cornice. Ho venduto il paesaggio napoletano... quello del Vesuvio...
— L’hai finito? disse Giuditta.
— Non ci sono mai tele finite per un artista, sentenziò il vecchio. Un signore francese ha inteso parlare dei miei sgorbi, ed ha voluto vedere il mio studio. “Non ci ho studio,„ ho detto io; “un cavalletto nella mia stanza da letto; molte tele incominciate, nessuna finita.„ “Non importa, voglio vedere,„ ha detto lui. Stamane è venuto; ha visto la Campagna napoletana; gli è piaciuta e l’ha presa così com’era; non ha voluto nemmeno che aggiungessi i colombi che si dovrebbero levare a volo, quando il ragazzo corre per mandarli via dal mucchio di grano.