Quella sera, essendo di buon umore, ne rise forte addirittura, e invitò le due ragazze a far eco.
— Dare l’obolo in ginocchio alla divinità... ti piace, Sofia, e a te, Giuditta?
La frase era piaciuta a tutte e due, di sicuro, ma nè Sofia nè Giuditta espresse la propria soddisfazione altrimenti che con un sorriso.
Solamente, appena babbo Salvi se ne fu andato con la tela per consegnarla all’Albergo Manin, Giuditta disse con amarezza:
— Mi fa proprio ridere; ah! che prurito ho avuto di dirgli il mio pensiero. Scommetto che ti è venuta in mente la stessa cosa.
— A me non è venuto in mente nulla.
— Io invece mi sono ricordata la favoletta della volpe e dell’uva. “I mantenuti dell’arte!„ Il segreto di saper stare al mondo non consiste forse nell’essere i mantenuti di qualcuno?
— Oh! Giuditta!
— Non stare a credere nulla di male. Voglio soltanto dire che quando un uomo o una donna ha un capitale qual si sia, l’ingegno, come il babbo, o la bellezza, come... noi, è colpa sua se non arriva alla ricchezza. L’altro giorno il professore di letteratura ci ha parlato della meccanica celeste; ha detto che è una cosa alta, che pochi la intendono. Ma io l’ho intesa a modo mio. La meccanica celeste ha fatto anche più del necessario per far arrivare noi donne quando ci ha dato una molla, cioè un po’ di bellezza.
— Oh! Giuditta; ripetè Sofia.