Balenò nella faccetta buona della ragazza la vanità contenta, ma subito si spense.

— Non mi domandi di Tonio; disse per isviare il sentimento, che si stava aprendo la strada nel suo cervello.

— Giusto! sta bene, Tonio? Povero Tonio, non si vuol persuadere che butta via il suo tempo ad innamorarsi di me.

— Ma tu che cosa hai fatto per non alimentare questa passione? gli hai detto che non ti piace, che non sarai mai sua?

— Questo non sarebbe stato la verità, e non gli avrebbe fatto piacere. Tonio è un bel giovinotto... gli ho detto che se egli avesse una posizione da contentare i miei gusti, io non avrei nulla in contrario a sposarlo. E siccome questa posizione è difficile che l’abbia mai...

— Bisognerebbe spiegare meglio il tuo pensiero; se no quel poveraccio crede che potrà bastare ammazzarsi di lavoro, perdere gli occhi per far la scuola serale di disegno per arrivare fino a te.

— È vero. Glielo dirò domani. Andrò io a fare la musica dal tuo cieco; probabilmente mi aspetta... non ti ha chiesto perchè non sono andata ancora?

— No, rispose Sofia; purchè qualcuno suoni, si contenta.

— E il giovine?

Questa domanda era preparata da un pezzo, e Sofia l’aveva vista affacciarsi più d’una volta.