— Con quello mi sembra che non ci sia niente da fare, disse sorridendo.

— Chi lo sa? Non ti ha dimostrato nessuna curiosità di sapere perchè io non sono venuta? Non ti ha detto nulla?

— Nulla, proprio nulla.

Giuditta, andando a letto, pensava:

— Quella povera Sofia è innamorata di Tonio; è meglio che io glielo lasci. Purchè non sia innamorata anche di Tito! Ne è capacissima. L’amore sembra fatto a posta per essere offerto dalle ragazze brutte a chi non ne vuole.

VI.

La mattina successiva babbo Salvi fu costretto dalle sue ragazze ad entrare nella bottega del cappellaio dirimpetto, dove si trovò alle prese con cinquanta cappelli a staio tutti stretti; e già sperando di non trovarne uno a misura del proprio testone, non perdeva di vista l’antico indumento, e una volta se lo mise ancora in capo per guardarsi nello specchio; vedendosi spelato agli orli, ammaccato in più luoghi, ammise che la sua testa era forse fatta male, e non era sincero, ma disperò sinceramente di trovare un coperchio nuovo.

— È inutile, disse quando il bottegaio tornò a lui con due cappelli; vedrà che saranno stretti anche questi.

Infatti uno era ancora stretto.

Ma il cappellaio sorrise come sorride un cappellaio, che ha la fede robusta; non dubitava menomamente che nel suo magazzino non si trovasse da coprire anche il testone del vecchio artista; solo, perchè babbo Salvi non perdesse la pazienza, assicurò che pochi avevano una testa come la sua.